CRONACA DI UNA VISITA 4 PRESENTAZIONE DEL LIBRO: Quelimane 27.02.11 - Maputo 03.03.11
27 febbraio: presentazione del libro a Quelimane LA FOLTA PARTECIPAZIONE DENTRO E FUORI L’AUDITORIUM L’auditorium della parrocchia della Sagrada Família di Quelimane quel pomeriggio era pieno di gente. Molti missionari e suore erano là a rivivere e ricordare la figura e le opere di P. Prosperino. Proprio in questa città aveva cominciato il nuovo corso della sua vita.
Eletto superiore regolare della missione nel 1971, P. Prosperino lascia decisamente le metodologie missionarie che fino a quell’anno avevano orientato la sua attività missionaria come pure quella di tutta la chiesa mozambicana. Cominciò in questo periodo la sua ricerca verso la nuova evangelizzazione ed una presenza inculturata dei missionari e della stessa chiesa.
Gli eventi politici del 1974 (colpo di stato in Portogallo, antica potenza coloniale, e l’immediata proclamazione dell’indipendenza del Mozambico) lo affascinano e lo spingono fortemente nel campo politico e sociale come animatore di base e agente di sensibilizzazione popolare.
Moltissimi dei presenti avevano preso parte alle cooperative che P. Prosperino aveva creato a Quelimane prima della sua espulsione ad opera del governatore della Zambézia Osvaldo Tazama. Mantenendo sempre viva la sua identità di frate missionario assunse senza riserve l’orientazione del papa Paolo 6°: evangelizzare promovendo e promuovere evangelizzando.
La serata fu condotta da P. Fortunato Simone. Dopo aver presentato gli ospiti, il Vescovo di Quelimane, Mons. Hilário da Cruz Massinga, il governatore della regione della Zambézia, Francisco Itae Meque e la signora Nadya Yedid, diede immediatamente la parola proprio a Nadya, vedova del Professore Enrico Luzzati.
Enrico era stato l’ideatore e promotore del libro su P. Prosperino dal titolo: Do lado dos últimos – O Padre Prosperino em Moçambique.
Enrico era venuto in Mozambico per monitorare i progetti di sviluppo, essendo professore di economia nei paesi in via di sviluppo presso la l’università di Torino. Fu così che conobbe P. Prosperino e nacque immediatamente tra loro una grande amicizia ed una grande ammirazione. Si ritrovarono in piena sintonia nell’uso delle strategie più idonee per favorire lo sviluppo di comunità bisognose. Il bisogno dello sviluppo, per poter mettere radici nel cuore di una comunità che vuol crescere, non può essere imposto dall’alto ma deve essere stimolato e partecipato dagli stessi beneficiari dei progetti.
Dal 1992 al 2004 furono dodici anni di conoscenza reciproca, di collaborazione e di ricerca per migliorare tutti i processi dello sviluppo dei poveri.
Una nota di estremo interesse che può illuminare la stima reciproca e l’azione di questi due uomini che andava oltre ogni barriera: Pro era un sacerdote cattolico, Enrico un ebreo di religione!
In seguito mi fu data la parola per presentare il libro e l’opera di P. Prosperino.
Mostrai la copertina del libro. P. Pro porta sulle spalle un bambino trovato a piangere sul corpo della madre che era stata uccisa durante un scontro a fuoco tra l’esercito coloniale e i guerriglieri del Frelimo.
E poi prende per mano una bambina rimasta sola nello stesso episodio. I militari portoghesi consegnarono ambedue a P. Prosperino: Mouzinho, così si chiamava il bimbo che dopo qualche anno morì e Margarida, questo è il nome di quella bambina.
Oggi è una donna matura, madre di tre figli. Era lì con noi! Quando chiamai Margarida a presentarsi a tutti noi… lascio immaginare a voi l’esplosione di gioia dell’assemblea!
Margarida è diventata una icona di tutti coloro a cui Pro aveva salvato la vita non per un singolo atto eroico di carità cristiana, che è già di per sé un gesto di alta nobiltà, ma con una passione umana e cristiana che si infiltra e si muove nella storia di migliaia di persone e che si realizza lungo anni di impegno, di sofferenza, di delusioni, di defezioni e di incoerenze.
P. Prosperino si dibatté in questo groviglio umano di bisogni, di slanci e di speranza e, con cristiana perseveranza, seppe portare verso la crescita spirituale ed economica coloro su cui nessuno avrebbe mai scommesso!
In seguito fra Fortunato dando la parola al vescovo, diceva che avendo egli vissuto a Maputo, certamente aveva conosciuto P. Pro e poteva dare una testimonianza diretta.
Anche stando da solo a Maputo, come frate, visse il senso della comunione fraterna non solo con i confratelli cappuccini ma anche con tutta la famiglia francescana. Quando Pro si stabilì a Maputo apri subito una linea di collaborazione con la famiglia francescana presente in quella città. Nel suo lavoro seppe privilegiare i suoi fratelli e sorelle francescani perché sapeva in quale povertà vivevano.
Era così capace di entrare tra la gente ed essere uno della gente che, solo attraverso il suo modo di essere e di agire si poteva capire di trovarsi di fronte ad un cristiano e ad un cuore convertito. La fede quando prende piede nella vita di una persona la trasforma completamente e dà nuovi significati alle sue opere. Inquadrata così, la vita di Pro centra pienamente il sogno-progetto di Gesù, tradotto da S. Francesco con queste parole: vivere senza niente di proprio.
L’ultimo intervento fu riservato al Governatore della Zambézia, Francisco Itae Meque, il quale prendendo la parola disse che era contento di partecipare alla cerimonia della presentazione del libro sul frate missionario cappuccino: Do lado dos últimos – O Padre Prosperino em Moçambique, per rendere omaggio alle opere realizzate dal magnanimo uomo che fu Padre Prosperino.
«La presenza di tante distinte personalità testimonia l’ammirazione che noi mozambicani nutriamo per Padre Prosperino e l’affetto che ha ricevuto dal nostro paese e particolarmente nella regione della Zambézia, dove ha cominciato la sua attività promovendo il cooperativismo.
L’impegno per la giustizia sociale e l’amore del prossimo sono state le caratteristiche della vita spirituale e religiosa e della sua personalità.
Vogliamo invitare tutti a leggere questo libro ed averlo come guida per una ricerca di fede, di spiritualità e di impegno sociale.
P. Fortunato chiuse la serata, ringraziando tutti, in particolare l’Associazione Amici di Padre Prosperino per aver realizzato questo libro e si augurava di poter presentare in futuro un altro libro su qualche figura eminente della Chiesa mozambicana.
fra fra *** ****** *** 3 marzo: presentazione del libro a Maputo In una splendida coreografia fatta di colori, canti e danze si è svolta la presentazione a Maputo del libro DO LADO DOS ÚLTIMOS – P. PROSPERINO EM MOÇAMBIQUE. Le donne delle cooperative si erano preparate splendidamente. Anche le t-short stampate per l’evento! La splendida Praça 25 Setembro è stato il primo scenario dove le donne si sono esibite nelle loro danze tradizionali. Poi all’interno dell’austero palazzo di città, il Municipio di Maputo, hanno aperto l’evento facendo un omaggio alla memoria del loro amico P. Prosperino. L’ Ambasciatore d’Italia in Mozambico, Carlo Lo Cascio, aveva voluto che l’evento si svolgesse nel cuore della città dove questo grande missionario aveva vissuto la sua entusiasmante esperienza. Alla conferenza ha partecipato anche il Sindaco della città di Maputo e la signora Bruna Ingrao, presidente della associazione “Amici di P. Prosperino” che ha presentato il libro. L’ambasciatore Carlo Lo Cascio, vero protagonista dell’evento, aveva organizzato tutto affinchè questo incontro avvenisse nella sala nobile del municipio di Maputo. All’inizio del suo intervento ha inquadrato la presentazione del libro come un momento alto delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. P. Prosperino è una figura complessa e originale: frate cappuccino, sacerdote, missionario, impresario, leader. Tutte queste qualità si esprimevano nella sua azione e nell’onestà delle sue scelte. P. Prosperino è uno di quei prototipi che rappresentano il dinamismo del genio italiano. Il Sindaco di Maputo ha espresso la su gratitudine a Prosperino perché aveva arricchito la sua città di una esperienza umana irrepetibile. Molte persone presero la parola. Il professore di sociologia all’università di Maputo, Yossuf Adam, disse: «Incontrai Prosperino per la prima volta come alunni del Centro Studi Africani. Diventammo subito amici. Ebbi subito la certezza che P. Prosperino apparteneva a quella categoria di persone che amano la vita, che pensano con la loro testa e che lottano per la libertà… Ismail Ossemane disse : «Ebbi una forte amicizia con P. Prosperino. Egli era un uomo che non si ritirava di fronte alle difficoltà. Questo era il punto centrale della sua personalità. Se aveva un obbiettivo, non aveva paura di niente. Nel lavoro aveva un dinamismo impressionante. Forse perché era un prete, trovava sempre forme creative per trasmettere il messaggio. Si riusciva sempre ad imparare da lui». «Solo un uomo di fede con lo spirito di S. Francesco poteva fare quello che Pro ha fatto per lo sviluppo di un popolo che amava e con il quali si immedesimava come cristiano e come mozambicano, quale si sentiva nel più profondo del suo essere!» L’Arcivescovo di Maputo, il cappuccino Fra Francisco Chimoio, era presente all’evento. L’appassionato ricordo dell’amico e giornalista Antonio Souto: «Prosperino era davvero un vulcano in piena attività. Aveva sempre progetti da realizzare. Aveva una straordinaria capacità di mettersi in contatto con tutti. Per lui non c’erano barriere di lingua, di etnia, di condizioni sociali o politiche!» Celina Cossa, presidente della UGC: «Da quando ho iniziato a lavorare con Prosperino mi sentivo sempre incoraggiata e protetta. Posso dire di essere nata due volte: la prima nella mia casa dove fui educata; la seconda quando fui formata da questa persona che era per me padre, nonno e amico. Mi ha insegnato il coraggio, la determinazione e a non indietreggiare!» Domingos Diogo, uno degli antichi alunni di Prosperino, ha fatto un fuori programma. L’Ambasciatore era lì per chiudere l’incontro, quando questo alto funzionario del ministero dell’agricoltura, chiese la parola. «Non posso tacere! Anzi direi, non possiamo tacere perché siamo in molti, anche se non tutti in sala. Siamo quelli che potremmo chiamare gli ex-alunni di P. Pro. Oggi noi tutti occupiamo posti di responsabilità nel paese. Ci sentiamo a servizio del nostro paese. Questo ci ha trasmesso P. Pro insieme agli altri missionari cappuccini della Zambézia. Questo stiamo vivendo! Senza di loro non avremmo potuto essere quello che siamo oggi. Non solo perché ci hanno mandato avanti negli studi passando per le missioni di Morrumbala, Luabo e Quelimane, ma specialmente per l’ispirazione di vita che ci hanno dato. Abbiamo imparato con loro a servire da studenti la nostra gente. Ora lo facciamo da professionisti». Segni di una festa di colori! Voglia di mantenere viva la memoria di P. Prosperino. Mantenere ancora accesa la fiamma della speranza! fra fra |